Il limite dei Patti di Abramo:
I Patti di Abramo, firmati nel 2020, hanno rappresentato uno dei passaggi più importanti della politica
mediorientale degli ultimi anni. Attraverso quegli accordi, Israele ha normalizzato i rapporti con alcuni
Paesi arabi, in particolare Emirati Arabi Uniti e Bahrein, seguiti poi da Marocco e Sudan. L’obiettivo era
costruire un nuovo equilibrio regionale fondato su sicurezza, cooperazione economica, tecnologia, energia
e contenimento dell’Iran. Tuttavia, il limite principale di questo processo è apparso subito evidente: la
questione palestinese veniva messa ai margini.
Per decenni, gran parte del mondo arabo aveva subordinato la normalizzazione con Israele alla nascita di
uno Stato palestinese. Con i Patti di Abramo, invece, alcuni governi arabi hanno scelto una strada diversa:
dialogare direttamente con Israele, anche senza una soluzione definitiva per Gaza, la Cisgiordania e
Gerusalemme Est. Questo ha prodotto vantaggi diplomatici ed economici, ma non ha risolto il nodo
politico centrale. La guerra a Gaza ha mostrato infatti che non è possibile costruire una stabilità regionale
duratura ignorando la condizione palestinese.
Per l’Italia, questo scenario è di grande importanza. Il Medio Oriente non è un’area lontana: è parte del
Mediterraneo allargato, cioè dello spazio strategico in cui Roma colloca molti dei suoi interessi principali.
Energia, commercio, sicurezza marittima, migrazioni, rapporti con il Nord Africa e ruolo dell’Unione
Europea passano anche da qui. Ogni crisi a Gaza, in Libano, nel Mar Rosso o nel Golfo ha conseguenze
dirette sull’Italia, perché può incidere sulle rotte commerciali, sui costi energetici e sulla stabilità politica
del Mediterraneo.
L’Italia deve quindi muoversi in equilibrio tra esigenze diverse. Da un lato mantiene rapporti solidi con
Israele, partner importante sul piano tecnologico, economico, scientifico e militare. Dall’altro conserva
relazioni storiche con il mondo arabo, con l’Egitto, la Giordania, i Paesi del Golfo e l’Autorità Nazionale
Palestinese. Per questo la diplomazia italiana non può permettersi una posizione unilaterale: deve
difendere la sicurezza di Israele, ma anche il diritto dei palestinesi ad avere una prospettiva politica
credibile.
La questione palestinese riguarda anche la credibilità internazionale dell’Italia. Roma ha spesso cercato di
presentarsi come ponte tra Europa, Mediterraneo e Medio Oriente. Ma questo ruolo ha senso solo se
accompagnato da iniziativa diplomatica. Non basta inviare aiuti umanitari a Gaza, pur necessari; occorre
anche sostenere una soluzione politica. In questa prospettiva, la formula dei “due Stati” resta il riferimento
principale: uno Stato israeliano sicuro e riconosciuto, accanto a uno Stato palestinese indipendente e
governabile.
Il problema è che oggi questa soluzione appare più fragile che mai. Gaza è devastata, la Cisgiordania è
attraversata da tensioni crescenti, l’Autorità Palestinese è debole e Hamas resta un attore centrale ma
incompatibile con una prospettiva di pace riconosciuta dalla comunità internazionale. Inoltre, la società
israeliana è segnata dal trauma del 7 ottobre e da un forte irrigidimento politico. In questo quadro, la
diplomazia italiana ed europea devono evitare due rischi opposti: limitarsi a dichiarazioni generiche
oppure accettare che la questione palestinese venga definitivamente rimossa.
Anche dal punto di vista economico, la stabilità del Medio Oriente è fondamentale. Progetti come i nuovi
corridoi commerciali tra India, Golfo, Israele ed Europa possono interessare molto l’Italia, soprattutto per
il ruolo dei suoi porti e delle sue imprese infrastrutturali. Ma questi progetti restano fragili se l’area è
dominata da guerre, blocchi navali, attacchi alle rotte marittime e crisi regionali. Il Mediterraneo orientale
e il Mar Rosso sono ormai spazi collegati: ciò che accade a Gaza può riflettersi su Suez, sui traffici
internazionali e quindi anche sull’economia italiana.
In conclusione, i Patti di Abramo hanno aperto una nuova fase nei rapporti tra Israele e parte del mondo
arabo, ma hanno anche dimostrato che la pace regionale non può essere costruita scavalcando i
palestinesi. Per l’Italia, la questione palestinese non è solo un tema morale o umanitario: è un dossier
strategico. Riguarda la sicurezza del Mediterraneo, le relazioni con il mondo arabo, i rapporti con Israele,
la politica energetica e il ruolo internazionale di Roma. Senza una soluzione credibile per Gaza e per la
Palestina, anche il nuovo ordine mediorientale nato dai Patti di Abramo resterà incompleto e instabile.
Anonimo