Lettera del primo maggio
Sentii un fischio ed esso disegnò in me un’immagine radiosa di un patto novello.
Fratelli miei, vi chiamano al ricordo e alla ricorrente celebrazione e essi non sbagliano, ma essi non vi chiamano allo stesso modo alla volontà e alla grande azione. Piangono i frastuoni e si agitano i cuori ma non c’è più paura né vergogna ma solo una quiete genitrice che ci invita alla nuova sfida.
Mi permetto una nozione, se oggi è la festa dei lavoratori, in cui i fascisti hanno massacrato e che essa stessa è stata istituita attraverso la violenza e la lotta ad un oppressione basilare, quanto basilare era la libertà e il diritto che voleva reprimere e la repubblica della nostra gente si basa sul lavoro, e sul potere democratico del popolo, allora si può ergere questo giorno fausto ai fasti di un capodanno nazionale, un giorno per i nuovi inizi e le nuove vittorie.
Io vi dico; possa il primo maggio che giungerà affermare la nostra libertà ritrovata e che dalla terra di cui sono intrise le nostre mani e dal cielo da cui viene la nostra anima, nasca il nuovo anno e mai più sia oppresso il popolo.
Aventinus